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Cosa c’è nel futuro della televisione?

Guardare la televisione senza il televisore.

Ecco una strada che si sta aprendo per i contenuti televisivi, che continueranno ad essere visti, ma con modalità differenti rispetto al passato.

Notizia recente è il cambiamento della metodologia con cui l’Auditel misurerà gli ascolti della televisione in Italia: tra qualche mese, infatti, gli ascolti saranno rilevati anche su smartphone, tablet e pc, ed è già stato avviato uno studio di rilevazione delle visualizzazioni sui devices interattivi. In Italia, gli investimenti pubblicitari sulla televisione ammontano a 4 miliardi di euro, e Upa-Utenti Pubblicità Associati detiene ora un peso maggiore nel CdA dell’Auditel, nel quale sono presenti anche Rai, Mediaset, La 7 e altre tv commerciali.

La televisione è un sistema complesso, e la pubblicità è una parte di esso.

Un’altra parte dell’universo televisivo è la creazione, produzione e messa in onda di format. Al giorno d’oggi, sviluppare format per la tv costa molto, e sono molto rari i casi di format televisivi italiani esportati all’estero.

Si è parlato di questi temi nell’incontro Format Italia. Perché Israele esporta televisione e noi no?, svoltosi il 7 aprile 2016 a Roma all’Università Luiss “Guido Carli”, con la partecipazione di esponenti del mondo televisivo, giuridico, accademico e istituzionale e la collaborazione di APT – Associazione Produttori Televisivi.

Dietro a Stati Uniti e Gran Bretagna, infatti, Israele sta emergendo come Paese che riesce ad esportare format, fatti soprattutto con concept semplici, low budget e alto livello di adattabilità.

Come evidenziato da Massimo Scaglioni, ricercatore presso il Centro di Ricerca sulla Televisione e sugli Audiovisivi dell’Università Cattolica di Milano: “Tra i format di intrattenimento andati in onda in Italia nel 2015, l’81 per cento è stato importato dall’estero e soltanto il 19 per cento è italiano. Stiamo conducendo una ricerca su questo tema, che presenteremo nei prossimi mesi“.

A seguire, è iniziato il dibattito, moderato da Stefania Carini, giornalista freelance ed esperta in temi dell’audiovisivo.

Leonardo Pasquinelli, Ceo della casa di produzione Magnolia, ha affermato: “Quando si prova a fare sistema, le cose funzionano. Il mercato italiano non ha un gap di creatività, ma manca il saper pensare in modo internazionale. Undressed è un caso interessante di format italiano venduto all’estero. Bisogna fare la defiscalizzazione degli investimenti in ricerca e sviluppo, e la Rai deve essere un soggetto più proattivo“.

Ha aggiunto Simona Ercolani, Ceo della casa di produzione Stand by me: “Il sistema italiano, così com’è, è molto frammentato e andrebbe aiutato“.

Nel suo intervento, Chiara Salvo, Ceo Kimera Produzioni, ha dichiarato: “Siamo una piccola casa di produzione indipendente, nata quattro anni fa con l’obiettivo di abbattere i tabù televisivi. Riusciamo a investire nei numeri zero. Il mercato dei Paesi balcanici è attento ai format italiani“.

Ha proseguito Riccardo Mastropietro, Ceo della casa di produzione Pesci Combattenti: “Gli israeliani hanno un know-how importante, e hanno strumenti legislativi e produttivi che qui in Italia attualmente non ci sono. Ma sulla creatività noi italiani non siamo inferiori“.

Concludendo l’incontro, Antonello Giacomelli, Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, ha affermato: “Siamo in un mercato globale e bisogna fare sistema per poter competere. Non può essere affidato tutto al legislatore e al governo, è necessario che produttori e broadcasters dicano al governo: per l’industria della creatività in Italia, è necessario prendere questi provvedimenti. Per noi, cambiamento e futuro sono un’opportunità. Siamo disponibili ad allargare il discorso del tax credit e a parlare di strumenti legislativi innovativi“.