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Audiovisivi on demand: lo scenario è in costruzione

Senza dubbio, Netflix ha portato movimento nel mondo degli audiovisivi, con la propria natura di azienda che ha innovato il modello di fruizione dei contenuti televisivi e cinematografici.

L’azienda californiana – nata nel 1997 e guidata da Reed Hastings – è ormai diventata un brand globale nel settore dell’intrattenimento digitale e basa la propria strategia di crescita soprattutto su due grandi filoni: miglioramento dell’offerta di contenuti (principalmente attraverso l’autoproduzione di serie tv e film) e aumento del numero di persone abbonate ai propri servizi di online video streaming negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

Ragionando sul caso di Netflix, è facile arrivare anche a riflettere, più in generale, sulla televisione e sull’evoluzione dei pubblici che guardano gli audiovisivi.

In tal senso, è stata recentemente pubblicata (giugno 2016) una ricerca della Link Campus University di Roma – coordinata da Marica Spalletta, ricercatrice in Sociologia della Comunicazione presso il Link Lab, laboratorio di ricerca sociale della Link Campus University – che ha messo in luce alcuni aspetti della fruizione di Netflix in Italia.

Spiega Marica Spalletta:Oggi, l’utente di Netflix gode di una doppia libertà: la prima riguarda il ‘come’, ovvero la possibilità di scelta del mezzo tra pc, tv, tablet e altro; la seconda è ancora più importante ed è legata alla possibilità di scegliere quando e quali contenuti guardare. Ciò che piace a colui che in passato era considerato ‘l’ascoltatore’, è l’essere diventato editore di se stesso, mentre il televisore, per la prima volta, è ridimensionato al proprio ruolo originario, quello di elettrodomestico”.

La ricerca ha registrato la partecipazione di circa mille persone intervistate, residenti su tutto il territorio italiano. La rilevazione è stata condotta nel periodo 1 aprile – 31 maggio 2016 mediante tecnica CAWI (Computer Assisted Web Interview). Fra i dati emersi dall’indagine svolta sul campione di intervistati: il 75,6 per cento, da quando è abbonato a Netflix, guarda meno la tv tradizionale; il 22,2 per cento rinuncia spesso al cinema; il 25,7 per cento trascorre meno tempo sui social networks. Il 79,8 per cento del campione di intervistati ha età inferiore a 40 anni, con un 62 per cento di persone con titolo di studio elevato; la maggioranza degli intervistati è di sesso femminile, ed è desiderosa di poter organizzare “on demand” la fascia oraria della prima serata. Dati che confermano la fisionomia generale del pubblico di Netflix in Italia.

Soltanto il 20,8 per cento del campione si dichiara deluso da Netflix. Le critiche principali sono sul fronte dei contenuti: il 41 per cento ritiene la versione italiana troppo modesta rispetto a quella statunitense, e un ulteriore 40,3 per cento considera troppo limitato il catalogo dei film. La maggioranza degli intervistati, peraltro, è favorevole all’introduzione di alcune novità, come ad esempio i contenuti pornografici (il 55,6 per cento del campione è a favore), mentre quasi un quarto (23,7 per cento) chiede contenuti originali autoprodotti da Netflix.

Fra mercato, pubblici, tecnologie, business, lo scenario degli audiovisivi on demand è in corso di costruzione.