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Gli italiani e gli investimenti: un rapporto da costruire

Per la maggior parte degli italiani, la finanza e gli investimenti sono stati, per lungo tempo, un mondo riservato agli addetti ai lavori.

Tutto ciò avveniva quando la retribuzione dell’italiano “medio” era basata sullo stipendio fisso, e lo stipendio fisso era proporzionato al costo della vita.

Al giorno d’oggi, in molti casi, non è più così: non soltanto la retribuzione “media” non è più molto correlata al costo effettivo della vita, ma mettere insieme una retribuzione adeguata è diventata una operazione complessa, soprattutto per le generazioni più giovani, per le quali il “blocco unico” dello stipendio fisso è diventato più difficile da avere.

In questi anni, dunque, interessarsi a forme di investimento in grado di aumentare le entrare mensili è diventata una necessità per un numero sempre maggiore di italiani.

Purtroppo, diverse generazioni di italiani, durante gli anni scolastici, non hanno ricevuto una formazione adeguata in campo economico-finanziario. E da adulti, corrono il rischio di venire truffati – o sono stati già truffati – da sedicenti “esperti” di investimenti che traggono profitto da coloro che si lasciano abbindolare dalle apparenze.

Le cronache italiane di questi anni narrano anche di banche fallite e truffe sui risparmi e sugli investimenti.

Bisogna mantenere sempre la lucidità per capire se si tratta di investimenti adatti alle proprie esigenze o di truffe.

Potrebbe sembrare un panorama in cui sia impossibile, o comunque molto complicato, fare investimenti che diano un ritorno adeguato sul capitale investito.

Ovviamente, la propensione personale al rischio è un indicatore di partenza per capire quale tipo di strada finanziaria percorrere. Un altro indicatore di partenza è la situazione personale, ad esempio: single, convivente, coppia sposata, genitore con uno o più figli a carico, divorziati, pensionati, disoccupato ma con dei risparmi, occupato in maniera stabile, precario.

Negli ultimi anni, inoltre, sono aumentate le tipologie di investimenti possibili.

Ad esempio, acquistando le azioni di una azienda, si entra in possesso di una quota dell’azienda (per quanto riguarda i piccoli investitori retail, si tratta ovviamente di una quota piccolissima rispetto ai grandi investitori istituzionali e privati). Per capire se una azienda sia un buon investimento, ci sono tre analisi da fare: quella fondamentale, quella tecnica, quella sulle notizie relative all’azienda. L’analisi fondamentale permette di valutare il bilancio economico dell’azienda, attraverso parametri da valutare e incrociare. L’analisi tecnica studia il grafico del prezzo delle azioni dell’azienda in Borsa, con una serie di accorgimenti che monitorano l’atteggiamento del mercato verso l’azienda. L’analisi sulle notizie riguarda il flusso di notizie che arriva dall’azienda e che circola intorno ad essa (facendo attenzione a separare le news rilevanti da quelle che non lo sono). Chi sa fare bene tutte e tre queste analisi, ha un panorama ben documentato sull’azienda.

Acquistando un ETF (Exchange Traded Fund), invece, si entra in possesso di una quota di un fondo che investe in determinate aree dell’economia (di solito, sono investimenti in specifici settori aziendali). Gli ETF hanno costi di gestione (generalmente, non altissimi) che variano in base al soggetto che emette l’ETF. Negli ultimi anni, gli ETF sono notevolmente aumentati sui mercati internazionali, e al giorno d’oggi si trovano ETF di molti tipi, anche su singoli Paesi, su indici, su materie prime.

Per chi ha una propensione bassa al rischio, gli ETF possono essere uno strumento utile per iniziare ad investire: in linea generale, essi hanno una volatilità minore delle azioni.

E ci sono realtà interessanti, anche in Italia, che possono aiutare le persone ad investire.

Euclidea, ad esempio, è una società italiana di intermediazione finanziaria, autorizzata dalla Consob, che offre soluzioni di investimento personalizzate tramite ETF e fondi attivi, a costi minori rispetto alle gestioni patrimoniali tradizionali. La soglia minima di investimento è di 10 mila euro, con costi di gestione variabili fra 0,70 per cento e 0,40 per cento (in base al capitale investito). La società è attiva da febbraio 2017 ed è guidata da Mario Bortoli (Ceo), manager con esperienza pluriennale nel settore degli investimenti. «Il mondo del risparmio gestito è in una fase di forte cambiamento – spiega Bortoli –: l’evoluzione della composizione anagrafica della popolazione italiana, l’avvento delle nuove tecnologie e le recenti evoluzioni nella regolamentazione, impongono un cambio di rotta. Euclidea trasferisce i benefici tipici del private banking, finora riservati ai detentori di grandi patrimoni, anche agli investimenti di minore dimensione. La tecnologia che abbiamo sviluppato ci consente di ridurre drasticamente costi e commissioni. Il nostro è un modello in cui, oltre agli algoritmi, ci sono anche le persone a selezionare le opportunità di investimento e a verificare che i portafogli siano correttamente diversificati. Ciò avviene attraverso un processo di investimento strutturato e supportato anche da modelli quantitativi proprietari. L’indipendenza che ci caratterizza, inoltre, ci permette di effettuare liberamente le scelte di investimento, senza conflitti di interesse, e sempre a beneficio del cliente».

Fra le attività di Euclidea, c’è anche l’organizzazione di eventi educational nella propria sede a Milano (via Laura Solera Mantegazza, 7). Il prossimo incontro si svolgerà mercoledì 12 luglio 2017 alle ore 18,30 e il tema sarà: meglio investire in ETF o in fondi attivi? Ingresso gratuito con registrazione obbligatoria qui.

Altra iniziativa messa in campo è quella del Gruppo Azimut che, con le lezioni del prof. Azi (un professore immaginario creato da Azimut, che però parla di argomenti concreti di finanza), cerca di avvicinare gli italiani al mondo degli investimenti.

Una lettura propedeutica all’educazione finanziaria è il libro Banche di nebbia. Orientarsi nella disinformazione finanziaria di Angelo Baglioni (docente di Economia politica all’Università Cattolica di Milano, dove insegna Microeconomia e Monetary Economics, e co-autore del portale italiano di informazione economico-finanziaria indipendente lavoce.info), Egea editore 2017.

Una startup (nata all’Università degli Studi di Udine) che si propone di fornire una comparazione indipendente fra i rendimenti dei gestori di portafogli è Sestertium.

All’Università degli Studi di Torino (Dipartimento di Matematica), insegna Beppe Scienza, che da molti anni analizza, in maniera indipendente, il risparmio tradito degli italiani: ovvero i danni causati, nel corso del tempo, da fondi, gestioni e previdenza integrativa. Oltre a segnalare i danni causati ai risparmiatori, Scienza fa anche delle proposte su come evitare questi danni.

Una società di formazione agli investimenti rivolta sia a professionisti sia a privati è YouInvest, fondata da Marco Liera, giornalista e formatore italiano specializzato nel settore finanziario (già responsabile di Plus 24 – Il Sole 24 Ore dal 2002 al 2010).

Per gli investitori retail che fossero interessati a conoscere investimenti azionari in aziende italiane, europee, statunitensi, ci sono anche i servizi a pagamento offerti da Finanza World: società italiana di consulenza e informazione finanziaria indipendente, fondata e guidata (dal 1999) da Francesco Carlà (imprenditore, investitore individuale ed esperto in comunicazione).

Il rapporto fra gli italiani e gli investimenti è ancora, in buona parte, da costruire: farlo avendo gli strumenti corretti, è meglio.