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Edizione 2018 per il progetto “Coding Girls”: iniziativa a sostegno dell’occupazione femminile italiana nel settore tecnologico

Nell’immagine: le partecipanti all’edizione 2018 del progetto Coding Girls. Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia, Roma, 4 ottobre 2018. Credits: Fondazione Mondo Digitale, 2018.

Coding Girls è un progetto avviato nel 2014 dalla Fondazione Mondo Digitale (sede a Roma) e dall’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia, in collaborazione con Microsoft e con l’associazione statunitense Girls Who Code, per insegnare alle adolescenti italiane come fare programmazione informatica attraverso il coding, stimolando in loro il desiderio di intraprendere studi e carriere nell’area della tecnologia, della scienza e dell’innovazione.

Questa mattina, nella sala Young dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America a Roma, è stata presentata l’edizione 2018 (la quinta) di Coding Girls.

L’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia, Lewis M. Eisenberg, ha dichiarato: «Con Coding Girls, le ragazze hanno una grande opportunità per acquisire competenze fondamentali nel mondo del lavoro. Quest’anno, sono coinvolte diverse aziende nel progetto: è un importante passo in avanti per questa iniziativa. Le donne hanno oggi la grande opportunità di formarsi in modo adeguato ed accedere ad un mercato del lavoro caratterizzato da alta professionalità e livelli superiori di retribuzione. Le donne devono assumere un ruolo centrale nella crescita economica, e questo è l’obiettivo di Coding Girls. L’Ambasciata degli Stati Uniti è orgogliosa di essere all’avanguardia sul fronte dell’impegno a favore del settore STEM e del women’s empowerment».

Sono oltre cento le Coding Girls delle scuole superiori che dal 6 novembre al 20 novembre 2018 appassioneranno alla programmazione oltre 6.000 coetanee di Torino, Milano, Trieste, Roma, Napoli, Salerno e Catania. Sono previsti, inoltre, hackathons regionali negli atenei italiani per la formazione e l’orientamento delle ragazze.

Vittoria, studentessa 17enne che frequenta il terzo anno di liceo a Monterotondo (Roma), racconta: «Con Coding Girls, mi sento parte di una sfida globale. Se racconto alle mie coetanee cosa faccio nella mia scuola per Coding Girls, come per esempio i Caffè Digitali che coinvolgono anche i genitori, rimangono colpite e affascinate. Da qualche anno, oltre alle mie passioni per la pallavolo e per il teatro, ho aggiunto anche quella per la programmazione, scoprendo ad esempio le potenzialità infinite di uno strumento come Scratch. Il coding mi ha fatto trovare nuovi amici e mi ha fatto sentire parte di un cambiamento importante».

Secondo il Rapporto Women Digital Age della Commissione Europea, il divario tra la partecipazione maschile e quella femminile nel settore del digitale si manifesta a tutti i livelli: nell’educazione, nella carriera e nell’imprenditorialità. Soltanto il 24,9% delle donne si laurea in settori legati alla tecnologia, mentre la quota di uomini impiegata nel digitale è tre volte superiore a quella femminile.

Secondo uno studio del Fondo Monetario Internazionale, il gender gap in Italia vale il 15% del Prodotto Interno Lordo: il divario di genere ha un costo, e significa mancato sviluppo.

Dopo aver raggiunto nel 2017 oltre 4.000 studentesse, quest’anno cento giovani Coding Girls delle scuole superiori italiane faranno da allenatrici a 6.000 coetanee. Dal 6 novembre al 20 novembre 2018, guidate dalla coach americana Emily Thomforde (Code Educator, Science Technology Engineering Art and Mathematics Specialist), le giovani programmatrici saranno protagoniste di una staffetta formativa itinerante in 28 scuole di 7 città italiane: Torino, Milano, Trieste, Roma, Napoli, Salerno e Catania. Agli allenamenti di coding seguiranno maratone regionali di programmazione e creatività, con il coinvolgimento delle università.

La collaborazione con atenei italiani è uno dei principali risultati del lavoro svolto nell’ultimo anno dall’associazione Coding Girls. Attualmente, sono coinvolte nel progetto Coding Girls: Università degli Studi di Catania, Politecnico di Milano, Università degli Studi Federico II di Napoli, Università Campus Bio-Medico di Roma, Università degli Studi di Salerno, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Trieste.

Da quest’anno, inoltre, anche le aziende potranno “adottare” una studentessa per sostenerla nel percorso di studi e contribuire così all’emergere di nuovi talenti, competenze e profili professionali nel settore tecnologico.

Barbara Cominelli, direttrice Marketing & Operations di Microsoft Italia, ha affermato: «Le competenze digitali sono diventate ormai imprescindibili per poter essere professionisti qualificati: i dati attestano che da oggi al 2020 saranno 135.000 le posizioni aperte nel settore dell’ICT in Italia: si tratta di posti di lavoro per cui attualmente in Italia mancano le giuste competenze. L’Istat ha recentemente spiegato che oggi il 40% delle giovani donne tra i 25 e i 29 anni in Italia sono inattive, ovvero non studiano, non hanno un lavoro e hanno addirittura smesso di cercarlo. Iniziative come Coding Girls diventano quindi fondamentali per ridurre il cosiddetto “skill mismatch” e per aiutare i giovani, ed in particolare le studentesse, a comprendere le opportunità che il digitale e le nuove tecnologie possono offrire per il proprio futuro. Con il progetto Ambizione Italia, il programma di formazione, aggiornamento e riqualificazione delle competenze di cui Coding Girls è parte integrante, Microsoft Italia intende imprimere un’accelerazione alla diffusione delle competenze necessarie per affrontare con successo i lavori del futuro».

Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale, ha spiegato: «Il nocciolo della questione è se le ragazze siano davvero consapevoli delle loro potenzialità. Con Coding Girls, siamo impegnate da anni affinché ogni giovane donna possa avere l’opportunità di formarsi e investire sul proprio talento. Siamo molto soddisfatte dell’alleanza che in questa nuova edizione si è creata tra scuole, associazioni, università e aziende. È necessario infatti che tutta la società comprenda il valore, non solo culturale ma anche economico, della partecipazione delle donne al mercato del lavoro».