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Idee in corso di sviluppo per un Commonwealth italico

Nell’immagine: presentazione del libro La rete italica. Idee per un Commonwealth a cura di Niccolò d’Aquino (Italic Digital Editions, seconda edizione aggiornata, 2017). Da sinistra, Philip Willan (giornalista The Times), Jill Morris (Ambasciatore del Regno Unito in Italia), Piero Bassetti (presidente Associazione Globus et Locus, Milano), Niccolò d’Aquino (giornalista, corrispondente da Roma e Milano di America Oggi). Roma, sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, 11 giugno 2018.

 Chi si occupa di temi e persone Italo Globali ha l’opportunità di entrare in contatto con un insieme di ragionamenti, punti di vista, interpretazioni sul mondo.

Ad esempio, da molti anni Niccolò d’Aquino e Piero Bassetti stanno sviluppando la riflessione sulla Italicità: ossia lo straordinario insieme di arte, bellezza, design, gusto, stile, artigianato di qualità, industria fine, imprenditoria d’avanguardia, eccellenza gastronomica che forma un soft power sintetizzabile con l’espressione “stile di vita all’italiana”.

Nel 2014, d’Aquino aveva curato il libro collettivo La rete italica. Idee per un Commonwealth. E già qualche anno dopo, si è resa necessaria una seconda edizione, per aggiornare la riflessione su un tema dinamico come l’Italicità.

Questa mattina, a Roma, nella sede dell’Associazione Stampa Estera, si è svolta la presentazione della seconda edizione di questo libro.

Dopo i saluti introduttivi di Philip Willan (giornalista The Times), Niccolò d’Aquino ha spiegato: «Gli Italici sono tra i cantori più convinti della bellezza dei prodotti italici. Gli Italici sono una rete di 250 milioni di persone: molti di loro non hanno il passaporto italiano, e non è necessario che lo abbiano. La rete degli Italici ha grandi potenzialità per diventare un grande mercato culturale, e non solo. Si tratta di una idea che può farsi progetto politico. Recentemente, anche il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha manifestato interesse per il tema della Italicità».

Prendendo la parola, Jill Morris, Ambasciatore del Regno Unito in Italia, ha dichiarato: «Il Commonwealth fa parte della storia britannica. I 53 Paesi del Commonwealth britannico sono uniti dalla lingua inglese e da un sistema di valori condivisi. Abbiamo bisogno di combinare i nostri saperi a livello locale, nazionale, globale, per guidare il cambiamento verso un futuro positivo. Il progresso creato attraverso il Commonwealth intende produrre effetti positivi per tutti i Paesi del mondo. La diversità culturale portata dal Commonwealth ha arricchito la cultura britannica. Nonostante la decisione della Brexit presa dal popolo britannico, il Regno Unito non ha cambiato personalità ed è rimasto aperto al multiculturalismo. Ci sono più di 600.000 italiani che vivono nel Regno Unito, e siamo felici che abbiano scelto questo Paese, generando effetti positivi sull’economia e sulle loro vite. Abbiamo tratto vantaggio dal soft power derivante dal Commonwealth. Trovo che il concetto di rete italica sia molto interessante».

Piero Bassetti ha affermato: «La glocalizzazione ha fatto esplodere l’attrito tra il popolo e lo Stato. Al giorno d’oggi, bisogna andare oltre la dimensione internazionale, per arrivare ad una dimensione transnazionale. Una persona italica incorpora più di una cultura e cerca una sua dimensione al di là del Paese d’origine. Tra i 250 milioni di Italici, ci sono situazioni anche molto diverse tra loro, ma il riferimento all’Italia è comune a tutti. L’italianità è un fatto di genoma, l’italicità è un ibrido di competenze ed esperienze. Nell’esperienza del Commonwealth inglese, ci sono lezioni da imparare. A nostro avviso, la Italicità si può sviluppare in cinque grandi aree: politica, business, arte, turismo, sport. Noi siamo come pesci nel mare, e per unire il mondo il mare è più importante della terra».