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La televisione, dopo lo splendore della televisione

A volte, succedono cose belle e un po’ inaspettate, come la vittoria (2 – 0) di ieri dell’Italia sul Belgio, nel match d’esordio della Nazionale italiana agli Europei di calcio 2016 in Francia. Partita vinta con un mix di ragionamento, buona disposizione in campo, buona sorte. Prossimo match del girone: venerdì 17 giugno 2016, ore 15 italiane, contro la Svezia di Ibra.

Audience televisiva alle stelle, come di solito avviene per le partite significative della Nazionale di calcio, con il 52,66 per cento di share su Rai 1 per l’incontro di ieri sera (15,5 milioni di telespettatori), senza contare lo share fatto anche su Rai 4 (dove la Gialappa’s Band commenta le partite dell’Italia) e su Sky.

La tv generalista funziona ancora bene per la copertura mediatica di alcuni grandi riti collettivi, come ad esempio i grandi eventi sportivi. Ma l’epoca del massimo splendore della tv generalista è ormai alle spalle. L’attuale golden age della serialità televisiva di matrice Usa rientra in un altro discorso, relativo alla capacità di rigenerarsi dell’industria audiovisiva anglosassone (interessante la serie tv statunitense Blindspot, attualmente in onda in Italia).

Per quelli della mia generazione (cresciuti nei colorati anni Ottanta e Novanta), la tv generalista è stata un mix di alto e basso, trash e qualità. Qualche giorno fa, su Paramount Channel, per puro caso, ho rivisto Will & Grace: una brillante sitcom Usa, andata in onda dal 1998 al 2006. Non vi commuovete subito, finite almeno di leggere questo post (smile).

Nel frattempo, siamo arrivati al 2016. E tra le sperimentazioni televisive recentemente andate in onda in Italia, ce ne sono alcune che vale la pena di citare.

Dov’è Mario? è una serie ideata da Corrado Guzzanti e Mattia Torre, trasmessa su Sky Atlantic. Corrado Guzzanti è, da sempre, tra i migliori interpreti italiani del mezzo televisivo e questa volta incarna una persona dalla doppia personalità: dopo essere uscito illeso da un incidente automobilistico, l’intellettuale Mario Bambea si trasforma, durante le notti, nel comico trash Fabrizio “Bizio” Capoccetti. Con conseguenze (im)prevedibili.

Anche Rosario Fiorello sa usare bene il mezzo televisivo, e con la versione tv di Edicola Fiore (in onda su TV8 e su Sky Uno) ha “completato” un’idea nata nel 2011 sul web, proseguita in radio (2013-2014) e ora arrivata in televisione. In questo programma, da lui ideato, Fiorello veste i panni di un giornalaio che commenta in maniera ironica le notizie pubblicate sui giornali (spezzando una lancia a favore dell’acquisto dei giornali cartacei), e assieme a lui intervengono gli ospiti, nel bar di Roma dove è collocato il set del programma.

Dago in the sky, invece, è un programma ideato e condotto da Roberto D’Agostino (ideatore del noto sito italiano di gossip Dagospia.com), in onda su Sky Arte HD, nel quale ci si interroga su come il web abbia influito finora sulle arti visive e in generale sulla creatività, cercando capire se il mondo digitale sia un inferno o un paradiso.

Il palinsesto tradizionale, ormai, va bene soprattutto per le persone in età matura, o in casi particolari. Produrre idee che funzionino in televisione al tempo del web è diventato più complesso, ma produttori e autori lungimiranti non possono sottrarsi alle sfide del futuro.