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Il pallone continua a rotolare, sui campi di calcio

Il calcio globalizzato dell’epoca contemporanea è diventato un insieme di sport, business e cultura.

Gli aspetti sportivi e culturali sono diventati una parte minore rispetto alla dimensione di business? Alcuni sostengono di sì, altri affermano di no. Ma nel frattempo, il pallone continua a rotolare in campo, calciato da ventidue atleti, con l’obiettivo di segnare il maggior numero di goals.

Tra i riti autocelebrativi del mondo del calcio, il Pallone d’Oro è uno dei più noti. Si tratta di un premio istituito nel 1956 dalla rivista sportiva francese France Football, e la formula attuale del premio prevede il riconoscimento annuale al miglior giocatore di calcio in attività in qualsiasi campionato del mondo. La votazione viene espressa da esperti internazionali di calcio. Dal 2008, il premio è stato assegnato soltanto a due calciatori: l’argentino Messi (classe 1987) e il portoghese Cristiano Ronaldo (classe 1985). Nei giorni scorsi, è stato annunciato il vincitore dell’edizione 2016 del Pallone d’Oro: è Cristiano Ronaldo, che sale a quattro Palloni d’Oro vinti fino ad ora, mentre Messi è a quota cinque. A contribuire alla vittoria di quest’anno di Cristiano Ronaldo, i suoi successi nella Champions League (con il Real Madrid, a maggio 2016) e nel Campionato Europeo per Nazionali (con la Nazionale Portoghese, a luglio 2016).

Messi (in forza al Barcellona dal 2004) e Cristiano Ronaldo (al Real Madrid dal 2009) sono due giocatori che segnano molti goals, ed il goal è il “prodotto” principale da pubblicizzare per tenere viva l’industria calcistica. Oltre a loro due, in quest’ultimo decennio, probabilmente, altri calciatori avrebbero meritato il Pallone d’Oro, ma il mix di pubblicità e qualità che questi due calciatori garantiscono è molto forte in questi anni.

La storia del calcio, d’altra parte, ha visto apparire campioni, buoni giocatori e giocatori meno dotati tecnicamente. Per diverse generazioni di persone, inoltre, l’album da comporre con le figurine dei calciatori è stato un rito piacevole.

E domani, giovedì 15 dicembre 2016, il Museo della Figurina di Modena (situato a Palazzo Santa Margherita, Corso Canalgrande 103, Modena) festeggia il suo primo decennale. Dall’apertura al pubblico, questo museo ha prodotto più di 20 mostre, centinaia tra laboratori, incontri e iniziative, ha pubblicato 18 volumi e ha accolto oltre 140 mila visitatori e 12 mila studenti provenienti da scuole di ogni ordine e grado.

Esattamente a dieci anni di distanza, domani giovedì 15 dicembre 2016 alle ore 19 al Baluardo della Cittadella (Piazza Tien An Men, Modena), il Museo della Figurina ha organizzato un incontro dal titolo Belle o brutte, la vita è una collezione di figurine, con l’attore e presentatore televisivo Neri Marcorè, che insieme a Leo Turrini parlerà di sport e figurine. Seguirà un brindisi con il pubblico. L’incontro è preceduto, alle ore 17 di domani, da una visita guidata alla mostra I migliori album della nostra vita. Storie in figurina di miti, campioni e bidoni dello sport al Mata di Modena (via della Manifattura dei Tabacchi 83), condotta dal curatore della mostra, Leo Turrini.

Inoltre, per festeggiare ancora il suo decimo anniversario, il Museo della Figurina regala, dal 3 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017l’ingresso gratuito alla mostra I migliori album della nostra vita al Mata di Modena. Alle scuole, sono riservate visite guidate gratuite fino al 26 febbraio 2017 (data di chiusura della mostra), prenotabili al telefono 059 4270657 o alla e-mail mata@comune.modena.it. Orari del Museo della Figurina e del Mata: mercoledì-venerdì 10.30-13 e 15-19; sabato, domenica e festivi ore 10.30-19; chiuso il lunedì e il martedì.

Il Museo della Figurina nasce dalla passione collezionistica di Giuseppe Panini (1925 – 1996), fondatore nel 1961 della Edizioni Panini, assieme ai fratelli Benito, Franco Cosimo e Umberto. Nel corso degli anni, le piccole stampe a colori, conservate da Giuseppe Panini con l’aiuto dei fratelli, sono andate a formare una bella collezione, donata al Comune di Modena nel 1992 da Giuseppe Panini e dalle Edizioni Panini.

D’altra parte, è lo sport in generale ad avere anche una funzione sociale. Ad esempio, è in corso di sviluppo NOMADs: progetto che porterà, nel 2017, cento giovani a viaggiare in Europa per attività di volontariato a supporto di eventi sportivi e attività sociali in cui lo sport ha un ruolo importante per l’inclusione sociale.

Tornando al calcio, ovviamente non mancano i prodotti editoriali legati al football. In Italia, ad esempio, si va dai quotidiani sportivi mainstream (La Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Tuttosport) fino a pubblicazioni di nicchia, come la storica rivista Il Guerin Sportivo, o una rivista bimestrale nata pochissimi anni fa come Undici – Il calcio è cultura. Poi, c’è l’almanacco illustrato del calcio pubblicato dalla Panini: una “enciclopedia” da consultare per trovare notizie su calciatori, clubs e competizioni. Con riferimento ai calciatori in attività e al calcio contemporaneo, ci sono anche progetti online come Dugout.com.

E anche se nel football di oggi gli investimenti economici contano molto, ogni tanto accade qualche sorpresa, come il Leicester nella stagione 2015/2016 (vittorioso nel campionato inglese), il Nizza (in testa al campionato francese fino a questo punto della stagione 2016/2017), il Lipsia (primo nel campionato tedesco, assieme al “colosso” del Bayern Monaco, fino ad ora nella stagione 2016/2017).

A livello internazionale, inoltre, in questi giorni sta entrando nel vivo il Mondiale per Club (ovvero il torneo che fino a qualche anno fa era la Coppa Intercontinentale): è il torneo riservato alle squadre di calcio che nel corso dell’anno hanno vinto la Coppa dei Campioni in ogni continente.

Il calcio, in Italia, è un fatto sociale che continua ad avere una certa rilevanza. Come diceva Winston Churcill (1874 – 1965): “Gli italiani vanno ad una partita di pallone come se andassero ad una guerra, e vanno alla guerra come se andassero ad una partita di pallone”.

La crisi economica di questi anni in Italia ha contribuito a ridimensionare un po’ il lato più “tradizionale” del tifo (meno presenze e meno abbonamenti allo stadio), ma non lo ha azzerato. Certo, ci sono anche i cambiamenti dettati dalla connessione fra calcio e televisione a pagamento, l’emergere dello streaming online, e l’aumento degli aspetti di business (lontani dalla passione sanguigna dei tifosi).

Ma il calcio va preso anche con ironia: ad esempio, io sono un tifoso Interista di 36 anni, e nel corso del tempo ho imparato l’utilità dell’ironia sulle faccende calcistiche. Chiudiamo allora con un sito web che si occupa di ironia sul calcio e sui calciatori: UnFairPlay.it.