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Europa, capitalismo di mercato, crisi economica secondo Mario Monti

Oggi pomeriggio, a Roma, sono andato ad ascoltare la prima lezione del ciclo Lezioni d'Europa – Pensare oltre i confini (di cui avevo scritto qui). Il relatore dell'incontro è stato Mario Monti, economista e presidente dell'Università Commerciale "Luigi Bocconi" di Milano, già commissario europeo.

Maria Grazia Mattei, presidente di MGM Digital Communication (società attiva nell'organizzazione di Lezioni d'Europa), ha introdotto l'iniziativa: "L'intento di questi incontri è creare un momento di conversazione e di confronto di idee. Lezioni d'Europa è un format originale, che si può vivere anche in rete. Ringrazio il professor Monti e tutte le persone coinvolte nell'organizzazione".

Carlo Bastasin (giornalista Il Sole 24 Ore) ha condotto l'incontro, ponendo al relatore le numerose domande pervenute da scuole e atenei italiani e dal pubblico in sala, aprendo la discussione sulla considerazione che "la crisi attuale mette in dubbio la capacità fondativa del capitalismo e l'Europa ha un sistema di regole diverso da quello americano".

Parola a Mario Monti, presidente Università "Bocconi" di Milano: "Ho accettato con piacere questo invito. Per me, l'Europa è sempre stata un riferimento. Nelle fondamenta costruite dai padri fondatori dell'Unione Europea, non c'era solo il concetto di mercato ma anche il coordinamento delle politiche pubbliche ed interventi di solidarietà nei momenti avversi.

Sono stato sorpreso dalla crisi, ma non dal fatto che potesse andare in crisi l'economia globalizzata. Non mi aspettavo che la globalizzazione andasse ad infrangersi nel punto più sviluppato dei mercati finanziari, ovvero negli Stati Uniti. Credo che ci sia una relazione tra questi crisi e l'11 settembre 2001: dopo questo tragico evento, c'è stata una alterazione della ragionevolezza delle politiche economiche americane. Gli economisti hanno avuto troppe certezze e non abbiamo avuto consapevolezza delle nostre affermazioni. Sono critico anch'io nei confronti del fondamentalismo di mercato. In Europa, abbiamo regole 'pesanti' che hanno evitato gli eccessi americani. Queste regole, però, dovranno evolversi sotto la guida di un governo economico europeo. In otto anni di amministrazione Bush, non è stato aperto un fascicolo per abuso di posizione dominante. La nuova guida del Dipartimento della Giustizia Usa ha recentemente proposto misure più aggressive nelle procedure per abuso di posizione dominante.

Le tigri asiatiche sono accomunate da una forte dinamica di mercato e da una attenzione ancora limitata alla dimensione sociale, ma presentano certamente differenze tra di loro. E da parte di questi paesi, c'è una domanda di un rapporto più forte con l'Europa, la quale però non costituisce ancora un punto di riferimento. Ma, comunque, è un mondo che si sta avvicinando all'Europa, guardando anche ad aspetti di welfare. Secondo molti esperti, le due aree del mondo colpite più pesantemente dalla crisi sono i paesi dell'Europa centro-orientale e i paesi orientali diversi da Cina ed India; e si tratta di paesi che rappresentano alleanze strategiche per gli Usa. Credo che la globalizzazione non governata determini grossi squilibri interni nella distribuzione delle risorse dei vari paesi. Non dobbiamo accettare il capitalismo senza cercare di renderlo migliore o di avere un controllore esogeno. Per funzionare, l'Europa avrà sempre bisogno di modifiche periodiche delle sue istituzioni. E' possibile dare slancio al mercato unico, cercando un equilibrio fra paesi ad economia sociale di mercato e paesi restii al coordinamento della fiscalità a livello europeo.

Per l'Italia, questa crisi è una crisi, anche se non si è arrivati ai livelli di altri paesi. Credo però che sarebbe pericoloso trarre da questo giudizio, relativamente confortante, l'indicazione che l'Italia ne uscirà bene. Il Paese stava perdendo competitività già prima della crisi. Le eccessive rendite di posizione italiane rendono auspicabili le necessarie riforme, per consentire, ai giovani, accessi più facili agli ambienti riservati agli insiders. L'Italia dovrebbe uscire più competitiva dalla crisi, con un impulso nuovo. Penso che una maggiore applicazione dei princìpi dell'economia di mercato farebbe bene ad alcuni settori dell'economia italiana. Non va dimenticato, infine, che nei momenti importanti della costruzione dell'Europa, l'Italia è sempre stata presente".