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Notizie e riflessioni, da Perugia

International Journalism Festival, Perugia 2011
Fine settimana a Perugia, all'International Journalism Festival – Festival Internazionale del Giornalismo (13-17 aprile 2011), per me.

Come di consueto, numerosi incontri, buona partecipazione di pubblico, e varie idee su cui riflettere.

A partire dalla presentazione del libro Cambiare pagina. Per sopravvivere ai media della solitudine di Luca De Biase (Rizzoli Editore, Milano 2011). A presentare il volume: l'autore, caporedattore di Nòva24-Il Sole 24 Ore e presidente della Fondazione Ahref; Enrico Pedemonte,  giornalista e scrittore; Stefano Quintarelli, direttore dell'Area Digital del Gruppo 24 ORE .

Secondo Enrico Pedemonte:"Questo libro è un manifesto del giornalismo possibile nell'epoca digitale e le parole chiave sono: senso, ecosistema, design. Le iniziative che riescono ad esistere danno senso alle comunità, e il giornalismo sul web può contribuire a rinsaldare la coesione sociale. I giovani digitali usano le notizie come merce. La debolezza della società italiana deriva da trent'anni di solitudine prodotta dalla televisione".

Stefano Quintarelli ha notato:"E' e sarà interessante vedere come l'evoluzione della tecnologia cambierà l'agenda setting dei media. Nel bene e nel male, in Italia il profilo demografico influisce sui processi, ma non si può pensare di cambiare la situazione attuale senza un forte investimento in ricerca e tecnologia. I giornali si appoggiano su pubblicità, sussidi, vendita al pubblico. Bisogna ragionare sul passaggio da un sistema verticale basato sul prodotto ad un sistema centrato sul pubblico/cliente. Internet è una memoria accessibile, e questo può contribuire a scardinare il sistema tradizionale dei media. Da anni, non ci raccontiamo più il futuro. L'arrivo del collegamento veloce ADSL ad internet in Italia compie dieci anni oggi. Facebook sembra immutabile, ma fra cinque anni coloro che oggi lo usano parecchio potranno avere esigenze diverse".

Luca De Biase ha commentato:"Gli innovatori, in Italia, si sentono soli, ma oggi non è più così perché hanno la possibilità di connettersi. Vorrei che questo libro servisse ad incoraggiare l'energia necessaria per innovare e cambiare il mondo. Le persone sono stanche di sentirsi dire, dai giornali, che la stampa cartacea è in crisi: sta agli editori saper trovare nuovi modelli e strategie di business. La lunga durata sarà il sostegno sul quale parametrare le molteplici innovazioni di questa epoca. E' difficile interpretare il passaggio dalla società industriale alla società fondata sulla conoscenza, ma c'è bisogno di farlo. E c'è bisogno di ricucire una visione in prospettiva: i giovani di oggi ne sono privi".

Già, i giovani. Se ne è parlato diffusamente nel dibattito Antidoti alla fuga: i giovani italiani e la scelta di restare. Come è inevitabile, un tema del genere coinvolge scelte di vita e di lavoro, ed implica una riflessione sulla società italiana nel suo complesso. Come ha affermato Alessandro Rosina, docente di Demografia all'Università Cattolica di Milano e co-autore assieme ad Elisabetta Ambrosi del libro Non è un paese per giovani L'anomalia italiana: una generazione senza voce (Marsilio Editore, Venezia, 2009):"Se l'Italia è un paese immobile, ciò è dovuto anche al fatto che le nuove generazioni sono una forza debole e timida. Sicuramente le vecchie generazioni hanno costruito benessere per sé piuttosto che sviluppo futuro. In Italia, si è lasciato che la situazione peggiorasse progressivamente, e la flessibilità è scaduta in precarietà. E' un 'concorso di colpa' fra chi ha fatto scelte sbagliate e chi le ha accettate passivamente. La propensione delle nuove generazioni a spostarsi e a fare esperienze all'estero si scontra con le fragilità del sistema paese Italia".

Eleonora Voltolina, fondatrice e direttrice della testata online RepubblicaDegliStagisti.it, ha aggiunto:"Oggi, in Italia, gli stagisti sono mezzo milione. La Repubblica degli Stagisti è stata fondata nel 2007 e prima non c'era nessun luogo dove gli stagisti italiani potessero discutere delle loro vicende. Ci rivolgiamo principalmente a chi riceve proposte di stage o contratti al ribasso. A fronte dell'emorragia di talenti non c'è una pari capacità attrattiva da parte del paese Italia. In questo paese, inoltre, si registra l'assenza di un vero welfare per i giovani. L'85 per cento delle offerte di lavoro in Italia è, in vari modi, tenuto nascosto. I giovani devono passare dalla protesta alla proposta".

Simone Brunozzi, technology evangelist per Amazon, ha portato la sua testimonianza:"Il mio lavoro consiste nella spiegazione dei prodotti e delle tecnologie di Amazon nel mondo. Attualmente, vivo a Singapore, e negli ultimi tre anni all'estero ho imparato che andare fuori per qualche anno fa bene. Andare all'estero senza un 'piano', soltanto per fuggire, non è però consigliabile. E non è semplice ritornare in Italia. Inoltre, il mercato del venture capital italiano non ha dimensioni molto estese. Lavorare all'estero è diverso dal vivere all'estero. Se non si trovano opportunità in Italia, può essere il momento giusto per confrontarsi con il mondo".

E arriviamo ad una riflessione sull'Italia. Come quella fatta, ad esempio dal giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini e dal giornalista inglese Bill Emmott, direttore della rivista The Economist dal 1993 al 2006 ed oggi commentatore dei fatti internazionali (in Italia, è attualmente editorialista per La Stampa). L'occasione è stata la presentazione dei libri recentementi scritti da Severgini (La pancia degli italiani. Berlusconi spiegati ai posteri, Rizzoli, Milano 2010) ed Emmott (Forza, Italia. Come ripartire dopo Berlusconi, Rizzoli, Milano 2010). I due autori hanno presentato i loro lavori intervistandosi a vicenda.

Bill Emmott:"E' probabile che, avvicinandosi alla scadenza naturale della legislatura nel 2013, l'era berlusconiana possa finire: l'edificio costruito da Berlusconi si disgregherà da solo. In Italia, non c'è un processo di pianificazione del futuro. All'estero, Berlusconi viene visto come uno stereotipo degli italiani portato all'eccesso".

Beppe Severgnini:"Berlusconi è un prodotto italiano, anche se non è un prodotto inevitabilmente italiano. Lui si è reso conto di conoscere bene l'animo del consumatore e ha applicato determinate tecniche commerciali al mondo della politica. I leader hanno il coraggio dell'impopolarità e lui non ha questa caratteristica. Berlusconi è un rabdomante di debolezze umane, e sa esserlo con tutti. Ha capito che c'è una Italia che vuole portare i propri difetti come una medaglia: in questo modo si ottengono consensi, ma non si fa crescere il paese".

Bill Emmott:"L'Italia ha molto da offrire agli osservatori stranieri. Credo che dopo Berlusconi molte energie positive potranno esprimersi in Italia".

Beppe Severgnini:"Dovremo studiare una nuova legge elettorale; il bipartitismo italiano non funziona. Con un consenso basato principalmente sull'emotività e sulla scelta dell'ultimo momento, l'ascesa di Berlusconi non sarebbe potuta accadere altrove".

Bill Emmott:"Una vicenda/fenomeno come Berlusconi potrebbe accadere anche in altre parti del mondo, ma non durerebbe a lungo".

Beppe Severgnini:"In una democrazia, il giornalismo fa parte del sistema di pesi e contrappesi. In Italia, è una estensione della lotta politica. Sempre più spesso, la gente vuole sentirsi dare ragione leggendo, vedendo ed ascoltando ciò che già pensa. Parti senza pregiudizi e torna con un giudizio: ecco invece una buona idea di giornalismo, secondo me. E il mio giudizio è che l'Italia abbia sprecato gli ultimi vent'anni."