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Made in Italy e made in the world: comunicare e moltiplicare il valore di un Paese

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Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee. Parole di George Bernard Shaw, narratore e saggista irlandese (1856 – 1950).

E nell'epoca attuale, grazie alla rete internet, la circolazione delle idee è diventata più veloce e globale. Ovviamente, questo fatto ha dei pro e dei contro: ad esempio, separare il segnale dal rumore è diventato più faticoso, e una buona idea riesce ad arrivare all'attenzione generale soltanto dopo aver superato varie "prove".

Inoltre, è diventato strategico, per ogni Paese, saper comunicare le proprie virtù al resto del mondo. Fra tutti i "made in" della Terra, il Made in Italy è uno dei "brand" più prestigiosi e desiderati all'estero. E al giorno d'oggi, nel complesso puzzle delle relazioni diplomatiche e commerciali tra i Paesi del mondo, è importante saper trovare gli "incastri" giusti. E per farlo, ognuno attua le proprie strategie.

La comunicazione rimane comunque un elemento trasversale nelle strategie di nation branding. Se ne parlerà, ad esempio, nell'incontro Nation Branding. Comunicare l'immagine di un Paese, in programma giovedì 16 gennaio 2014 alle ore 18 a Roma, allo Spazio Informale, via dei Cerchi, 75 (centro storico – Circo Massimo). Organizzato dalla delegazione del Lazio della Federazione Relazioni Pubbliche Italiane in collaborazione con MyBrand, ad ingresso gratuito, l'incontro vedrà la partecipazione di Stephen C. Anderson (portavoce Ambasciata degli Stati Uniti in Italia), Pierluigi Puglia (portavoce Ambasciata della Gran Bretagna in Italia), Francesco Luccisano (Ministero degli Affari Esteri Italiano), Daniel Viera Rivas (Community Manager Ufficio Spagnolo del Turismo), Roberto Zichittella (giornalista Radio3Mondo e Famiglia Cristiana), con il coordinamento di Antonio Deruda (consulente di Comunicazione internazionale). Per informazioni: delegazione.lazio@ferpi.it

Made in Italy e made in the world: quale relazione c'è tra queste due entità? Una risposta arriva dal libro Italian Factor. Moltiplicare il valore di un paese di Francesco Morace (presidente Future Concept Lab) e Barbara Santoro (presidente Shenker Culture Club Roma), in corso di pubblicazione presso la casa editrice Egea (Milano). Come spiega Francesco Morace: "Oggi, a dispetto di quanto si dice e si legge sul sistema Paese, segnaliamo la possibilità concreta che l’Italia e gli italiani giochino un ruolo rilevante nel nuovo scenario in profondo cambiamento, non solo a casa nostra ma nel mondo. Puntando sul fattore che spesso viene confuso con il Made in Italy e che invece è un'altra cosa: the Italian factor.La riflessione che proponiamo sull’Italian factor mette insieme il valore umano, l’intelligenza contestuale, il tocco d’artista e il tailor made. Un mix particolare di cui solo gli italiani sono capaci. Il fattore che moltiplica la potenza dell’italianità nel mondo (e potenzialmente di tutto il Made in Italy e delle imprese italiane) include infatti il gusto, la relazione, il colpo d’occhio e l’attenzione al dettaglio: tutti elementi qualitativi, difficilmente misurabili e riconducibili alle logiche lineari, economiche, finanziarie, tipiche del modello anglosassone. Eppure la grande sfida rimane il confronto con tale modello di misurazione del valore, applicato per la prima volta all’italianità.

Lo scenario globale che va definendosi richiede infatti una nuova capacità di confronto e di sfida che l’Italia dovrà attivare, se vuole rimanere in gioco valorizzando le proprie qualità.Il progetto Italian factor si propone di comprendere in modo strategico il potenziale dell’Italia e degli italiani, in un momento tanto delicato come quello della grande crisi che ormai da molti anni costringe a un ripensamento globale. L’Italian factor vuole dunque essere una metodologia dinamica per tutte quelle imprese che intendono aprirsi al mondo globale con azioni innovative, in grado di irradiarsi a partire dalla specificità del proprio Italian factor".

E non c'è dubbio che aprirsi al mondo in maniera intelligente sia ormai fondamentale per molte aziende italiane e per l'intera economia di molti Paesi.