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Il Visto E-2: strumento per opportunità commerciali e scambi di competenze tra Italia e Stati Uniti

Come è noto, il mercato USA è caratterizzato da poca burocrazia, libertà contrattuale, pressione fiscale non troppo elevata.

E i prodotti italiani di qualità sono apprezzati anche dagli statunitensi.

Per ampliare il perimetro del business aziendale, gli imprenditori italiani possono guardare anche agli Stati Uniti.

Con uno strumento legale pratico e flessibile: il Visto E-2 (Treaty Investor Visa).

Tra gli esperti italiani di questa tipologia di Visto, c’è Giorgio Polacco, avvocato dello Studio Legale Arce Immigration Law, P. A., con sede a Miami (Florida, USA). Polacco, trentenne romano residente tra Miami e Roma, è specializzato in Diritto dell’Immigrazione, e già da alcuni anni si occupa delle procedure legali necessarie all’ottenimento del Visto E-2.

«Questo Visto consente all’imprenditore-investitore di vivere e lavorare negli Stati Uniti per un periodo di 5 anni, e può essere rinnovato illimitatamente finché l’azienda è attiva – spiega Giorgio Polacco –. Con il Visto E-2, inoltre, il/la coniuge del richiedente può lavorare per qualsiasi azienda statunitense, e i loro figli minorenni possono essere iscritti a scuola senza avere il Visto Studenti. Per ottenere questo Visto, non è necessario avere una azienda in Italia e non è necessario avere un socio americano. La persona che richiede questo Visto deve essere cittadino di uno Stato che abbia firmato un Trattato di Commercio con gli Stati Uniti, e deve essere proprietario del 50% della società americana. Generalmente, viene richiesto un investimento di almeno 100.000 dollari, dei quali deve essere dimostrata la liceità. Così come deve essere dimostrato il fatto che si sia in procinto di iniziare l’attività di business. L’attività lavorativa esercitata attraverso il Visto E-2 deve inoltre avere una capacità presente o futura di generare profitti sufficienti a garantire uno standard minimo di vita al richiedente e alla sua famiglia. Solitamente, è necessario un periodo di circa tre mesi di lavoro congiunto tra l’avvocato e il cliente».

Inoltre, prosegue Polacco: «Il Visto E-2 non conduce alla Green Card ma può essere un “ponte” tra il Visto turistico e la Green Card. Dopo aver ottenuto il Visto E-2, chi desidera ottenere il Permesso di Residenza Permanente, ovvero la Green Card, di solito si trova in una di queste quattro situazioni: può connettere l’azienda americana con quella italiana e fare domanda come dirigente multinazionale EB-1C, e in questo caso bisogna dimostrare di avere almeno otto dipendenti e un fatturato di almeno 500.000 mila dollari all’anno; fare richiesta con la qualifica di Persona con Abilità Straordinarie; avere una offerta di lavoro permanente da un’altra azienda americana; richiedere un Visto EB-5 facendo un investimento negli Stati Uniti superiore a 1 milione di dollari».

«Complessivamente – conclude Polacco –, il Visto E-2 è uno strumento importante per creare dei movimenti economici a beneficio sia degli Stati Uniti sia dell’Italia. Con questo Visto, si generano posti di lavoro e si possono aumentare gli scambi commerciali e di competenze tra i due Paesi, con particolare riferimento all’export di prodotti e servizi non tipici del mercato americano. Dunque, l’E-2 contribuisce a migliorare il rendimento dei prodotti Made in Italy, e se si è già proprietari di una azienda in Italia permette di iniziare una espansione all’estero».