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La chimica delle interazioni sociali, spiegata da Marissa King

Nell’immagine: Marissa King, sociologa e docente di Comportamento Organizzativo alla Yale School of Management (USA).

Chi conosci?

Chi ti ha mai visto e conosciuto?

Ecco due domande molto utili, da sempre, per capire l’approccio italiano alle interazioni sociali.

Ovviamente, l’analisi delle connessioni fra le persone è un tema studiato in tutto il mondo.

La ricerca svolta nel campo delle scienze sociali ha rilevato come a contare non sia tanto la dimensione delle reti quanto la struttura e la qualità delle connessioni.

Una delle pubblicazioni più recenti, in tal senso, è il libro Chimica sociale. Alla scoperta degli schemi che connettono le persone della statunitense Marissa King, appena pubblicato in Italia da Bocconi Editore-Egea, con prefazione di Giuseppe Soda.

Partendo dallo studio sui microscopici meccanismi sociali alla base del comportamento degli individui e delle interazioni umane quotidiane, l’analisi “chimica” di King si estende a quelli che lo scrittore Herman Melville (1819 – 1891) definì i “mille fili invisibili” che collegano le vite delle persone, lungo i quali “corrono le nostre azioni come cause e ritornano a noi come risultati”.

Reti all’apparenza sempre più complesse, al giorno d’oggi, ma che, secondo King, possono essere ricondotte a tre tipologie fondamentali: aggregatori, intermediatori ed espansionisti.  

Gli espansionisti hanno reti molto estese, godono di una certa fama e hanno una ottima capacità di collocarsi al centro dell’attenzione. Di solito preferiscono legami deboli e dedicano la maggior parte del loro impegno sociale a fare nuove conoscenze. Allo stesso tempo hanno meno difficoltà a porre fine alle relazioni perché i loro rapporti non prevedono molti obblighi reciproci e spesso faticano a mantenere i legami e a usarli per creare valore per sé o gli altri.

Gli intermediatori, invece, creano valore facendo da tramite tra mondi sociali diversi, ricombinando idee e informazioni per generare soluzioni e innovazioni. Di solito hanno alcuni legami forti ma il valore della loro rete deriva da quelli deboli, che curano con grande attenzione. Il rovescio della medaglia è il rischio di essere percepiti come persone poco autentiche, talvolta perfino calcolatrici. Quello dell’intermediatore è un profilo che rappresenta al meglio alcuni politici come Cosimo de’ Medici (1389 – 1464) e alcuni grandi innovatori nei campi più disparati, dal cuoco spagnolo Ferran Adrià al violoncellista statunitense Yo-Yo Ma.

Gli aggregatori sono persone che tendono a vivere in reti dense in cui i propri amici lo sono anche tra loro, con una preferenza per i legami forti. Sono persone che non amano uscire dalla propria cerchia, che si tratti dei vecchi amici di sempre o di conoscenze esclusive. Piuttosto che dedicare tempo a esplorare altri mondi sociali, gli aggregatori tendono a radicarsi in profondità in alcuni ambienti, costruendo reti caratterizzate da elevati livelli di fiducia reciproca e resilienza nelle crisi, ma rischiano di non aprirsi al cambiamento. E spesso, dunque, trovano la loro felicità più nella vita privata che in quella professionale.

Secondo King, non esiste una tipologia migliore di altre. Anzi, in base all’analisi condotta su quasi mille reti di altrettanti soggetti, l’autrice ha scoperto che una persona su tre non ha uno stile definito con chiarezza, mentre il 20-25% possiede uno stile misto che può essere una risorsa.

«La rete più appropriata è quella che corrisponde agli obiettivi personali, alla vostra carriera e alle vostre necessità – spiega Marissa King –. I vantaggi della visibilità, della popolarità e del potere che derivano dall’essere espansionisti hanno grande valore all’inizio della carriera o per tutti quei professionisti che hanno bisogno di vedere e farsi vedere. I vantaggi in termini di innovazione che derivano dall’essere intermediatori sono maggiori nei settori creativi e in quelle arene che privilegiano un lavoro unico. I vantaggi a livello di fiducia e reputazione degli aggregatori contribuiscono a garantire il benessere emotivo, a proteggere dalla solitudine e dallo stress, e sono utili in ambienti caratterizzati da grande incertezza interpersonale. Momenti e sfide diverse richiedono reti diverse. Proprio come le vostre esigenze emotive, sociali e lavorative, anche la vostra rete può evolvere nel tempo».