Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

La sedia della felicità: guai, fortuna e amore all’italiana

la sedia della felicita'

Nel caso del film La sedia della felicità, diretto da Carlo Mazzacurati (1956 – 2014), la commedia all’italiana propone un racconto tra il grottesco e il comico dell’Italia attuale. La mentalità del “pecunia non olet” (“il denaro non ha odore”) assume qui una impostazione estremamente trasversale all’animo umano e, con una comicità di fondo, viene messo in scena il ruolo del denaro come risolutore dei problemi.

Ambientato in Veneto (territorio in cui la crisi ha fatto emergere antiche contraddizioni) e con varie scene girate anche sulle montagne trentine, il racconto si regge sulla ricerca di una sedia all’interno della quale è contenuto un tesoro. Tesoro che sarebbe in grado di risolvere (o almeno alleviare) i problemi economici di persone molto diverse tra loro: una estetista che cerca di mandare avanti il proprio negozio (interpretata da Isabella Ragonese), un tatuatore con un divorzio alle spalle e un presente incerto (interpretato da Valerio Mastandrea), un prete molto attratto dal denaro e dal gioco d’azzardo (impersonato da Giuseppe Battiston).

Di fronte alla possibilità di recuperare la “sedia della felicità”, i tre protagonisti danno vita ad un intreccio di astuzia e meschineria tipicamente italiano, e nel caso della estetista e del tatuatore nasce pian piano l’amore, dopo il fortunoso incontro iniziale. Il film dipinge l’affannosa ricerca di un modo per uscire dai guai e dalle incertezze del presente, un presente dove si deve faticare molto per arrivare a fine mese.

A volte, il racconto indulge in momenti di buonismo (come nel caso della scena in cui il tatuatore cura la febbre del bambino cinese che vive in un ristorante cinese del luogo) e il personaggio del prete può apparire caricaturale, ma nel complesso il film restituisce uno spaccato verosimile dell’Italia di oggi, dove si farebbe di tutto per risolvere i problemi economici e arrivare, se non alla felicità, almeno alla serenità.

Il finale mescola l’happy end dei personaggi interpretati da Mastandrea e dalla Ragonese con la fine del prete, che a bordo di una motocicletta finisce nel crepaccio di una montagna durante l’ultimo, disperato, tentativo di raggiungere la (sedia della) felicità.