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Riapertura delle frontiere degli Stati Uniti, e possibilità di business per le aziende italiane

Da pochissimi giorni, l’Amministrazione Biden ha deciso di riaprire le frontiere per i viaggiatori provenienti da Paesi dell’Unione Europa e dalla Gran Bretagna.

Dal mese di novembre, dunque, ci si potrà nuovamente recare negli Stati Uniti, a condizione di avere completato il ciclo vaccinale (esibendo il Green Pass) e di aver effettuato un tampone con esito negativo fatto nelle 72 ore precedenti la partenza. Sarà obbligatorio indossare la mascherina protettiva, ma la quarantena non sarà obbligatoria.

Dal 1993, ExportUSA – società di consulenza che aiuta aziende e professionisti italiani ed europei a entrare nel mercato americano – ha assistito molti imprenditori, ed attualmente ha tre sedi: a Rimini, a Bruxelles, a New York.

«La recentissima notizia sul ritiro del travel ban da parte degli Stati Uniti – spiega Lucio Miranda, presidente di ExportUSA – comporterà la ripartenza degli investimenti europei in America. Possiamo confermare che, già dopo poche ore dall’ufficializzazione, stiamo ricevendo le prime richieste da parte delle aziende del Nord Europa. Il primo aspetto che dobbiamo tenere in considerazione è l’iniezione di capitale di oltre un trilione di dollari che il Presidente Biden ha messo a disposizione per il rilancio dell’economia USA. C’è, però, un grande problema per gli americani, ma un grande vantaggio per gli italiani: gli Stati Uniti non hanno la capacità di sostenere un progetto pluriennale così ambizioso senza il supporto di Paesi che possano fornire macchinari e beni industriali tecnologicamente avanzati ed è inevitabile che si guarderà anche all’Italia, da sempre riconosciuta per l’elevata innovazione e qualità dei prodotti». 

«I grandi contractors americani che si aggiudicheranno appalti federali o statali si doteranno necessariamente di sub-contractors per implementare i progetti, soprattutto quelli legati alle grandi opere e alle infrastrutture come strade, ponti, ferrovie, linee metropolitane – prosegue Miranda. Ora che la supply chain si sta spostando dalla Cina verso l’Europa sarà inevitabile un incremento delle esportazioni di macchinari e beni industriali dall’Europa, e anche dall’Italia, agli Stati Uniti. All’interno delle clausole degli appalti americani, infatti, è stata già inserita la formula No China. È davvero una grande occasione per le imprese italiane che potranno fornire componentistiche, macchinari e beni industriali, ma anche tecnologie più semplici come quadri elettrici, scambiatori di calore o valvole. Ma per non fallire c’è una parola chiave: la preparazione».

«Bisogna tenere presente che il modo di lavorare e di fare business in America non è come quello europeo – conclude Miranda. Il partner commerciale americano desidera ricevere e-mails ed avere scambi telefonici sintetici, senza inutili giri di parole, e soprattutto vuole essere ascoltato. È importante, poi, che l’imprenditore italiano abbia costituito, o sia intenzionato a costituire, una società di diritto americano e abbia organizzato un servizio di customer care negli States. Inoltre, è fondamentale investire in marketing per far conoscere la propria azienda».