La ventesima edizione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes: la mobilità come scelta e crescita personale

Nell’immagine: un momento della presentazione della XX edizione del Rapporto Italiani nel Mondo. Città del Vaticano, Sala San Pio X, 11 novembre 2025.

Questa mattina, nella sala San Pio X in Vaticano, è stata presentata l’edizione 2025 del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana.

Giunto alla ventesima edizione, il Rapporto è una importante e articolata ricerca – oltre 500 pagine in formato cartaceo – sull’evoluzione dei flussi migratori degli italiani.

Dal 2006 ad oggi hanno contribuito e contribuiscono alla realizzazione del Rapporto decine di autori, residenti in Italia e all’estero, con il coordinamento della sociologa Delfina Licata (Fondazione Migrantes).

La ventesima edizione di questa ricerca è stata l’occasione per riflettere su fatti di attualità e su tendenze ormai consolidate nella mobilità degli italiani verso l’estero.

La XX edizione del RIM – Rapporto Italiani nel Mondo è stata realizzata da 70 autrici e autori che, dall’Italia e dall’estero, hanno lavorato a 45 saggi articolati in cinque sezioni, fotografando con dati, storie e riflessioni 20 anni di mobilità italiana. Grazie al patrimonio di idee e dati accumulato negli anni, che ha fatto uscire questo tema dalle nicchie specialistiche, il RIM traccia un quadro complesso per raccontare un’Italia in continua trasformazione.

Non si tratta più solo di emigrazione o “fuga dei cervelli”, ma di un insieme di movimenti che raccontano un’Italia plurale, in uscita e di ritorno, dentro e fuori dai propri confini.

Al primo gennaio 2025 risultano iscritti all’AIRE – Anagrafe Italiani Residenti all’Estero 6,4 milioni di persone.

Tra il 2006 e il 2024 l’emigrazione italiana è diventata un fenomeno strutturale. Dopo la crisi del 2008, gli espatri sono cresciuti costantemente, toccando nel 2024 il record storico di 155.732 partenze.

L’Europa resta il baricentro della mobilità italiana (76% degli espatri), con Regno Unito, Germania e Svizzera in testa. Negli anni però la mobilità si è fatta più circolare e complessa: si parte, si ritorna, si riparte.

Accanto ai giovani, tra gli italiani residenti all’estero crescono anche le donne (+115,9% negli ultimi vent’anni, dati AIRE) e gli over 50, spesso nonni o lavoratori che raggiungono figli e nipoti all’estero.

Al giorno d’oggi, la spinta migratoria è legata a fragilità strutturali del Paese e a un sistema bloccato ma anche ad una dimensione di scelta, curiosità e progettualità personale.

Come ha notato Manuela Perrone, giornalista Il Sole 24 Ore, nel mondo del lavoro di oggi in Italia convivono, in maniera non armonica, la generazione dei padri che opera con garanzie e tutele di vario tipo e la generazione dei figli che invece vive situazioni di discontinuità lavorativa, precariato e disoccupazione.

La narrazione dei cosiddetti “cervelli in fuga”, divenuta nota negli ultimi anni al grande pubblico, è ormai insufficiente a spiegare il fenomeno: i dati e le testimonianze raccolte dimostrano che non partono solo ricercatori e laureati ma, anzi, tra coloro che partono prevalgono i diplomati. Il filo comune non è la fuga ma una scelta alla ricerca di dignità, riconoscimento e mobilità sociale.

Altro tema collegato è quello delle migrazioni interne: dal 2014 al 2024, più di un milione di persone ha lasciato il Sud Italia per il Centro-Nord, contro 587 mila persone in direzione opposta. I più mobili sono i giovani tra i 20 e i 34 anni (quasi il 50%), seguiti da adulti in età lavorativa. Le province interne e montane pagano in termini di perdita di popolazione, chiusura di scuole e servizi, impoverimento sociale. Il RIM descrive un’Italia a velocità diverse, dove le disuguaglianze territoriali alimentano, in un circolo vizioso, tanto l’esodo interno quanto quello verso l’estero: la mobilità interna, infatti, è spesso la prima tappa di un progetto migratorio più ampio che molte volte arriva oltre confine.

L’Italia fotografata dal RIM 2025 è un Paese che si ridefinisce nei legami, nelle reti e nelle comunità transnazionali. Il Rapporto invita a leggere questa mobilità come una risorsa da ascoltare e valorizzare, non come una ferita da nascondere.

«Questa Italia – ha dichiarato Mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Conferenza episcopale italiana e della Fondazione Migrantes – non può avere come risposta solo il decreto legge del 28 marzo 2025, convertito nella Legge n. 74 del 23 maggio 2025, che ha introdotto modifiche al principio dello ius sanguinis, limitando la cittadinanza automatica a due generazioni di discendenza, con qualche eccezione. Al contempo, è stato bocciato alle urne un referendum sulla riduzione del tempo di ottenimento della cittadinanza da 10 a 5 anni, anche per il 65% dei bambini nati in Italia da genitori di altre nazionalità e che frequentano le nostre scuole: è uno strabismo legislativo».

Il Rapporto Italiani nel Mondo 2025, pubblicato dalla casa editrice Tau, è acquistabile qui.