Finanza personale: l’approccio di Plannix agli investimenti

Nell’immagine: Luca Lixi, fondatore e CEO di Plannix.

Classe 1985, sardo trapiantato a Milano, Luca Lixi si occupa di finanza dagli anni Duemila.

Dopo esperienze nel mondo bancario, ha iniziato la propria attività di imprenditore e consulente indipendente fondando dapprima Lixi Invest e AEGIS SCF e successivamente Plannix.

Lixi e il suo team sono impegnati anche nella formazione, alfabetizzazione ed educazione finanziaria digitale, sostenendo l’importanza di investire a lungo termine, in modo da poter cogliere i risultati espressi dalle aziende che generano l’economia globale.

Fondata nel 2022, Plannix ha sedi a Milano e San Francisco.

In questo post sul blog di Plannix è spiegata, in maniera assolutamente razionale, la necessità di investire i propri risparmi per poter difendere il proprio potere d’acquisto.

Al giorno d’oggi, come è noto, i prodotti finanziari sono diventati numerosi e sempre più sofisticati, ed è diventato fondamentale saper scegliere quelli adatti al proprio profilo e al proprio orizzonte temporale.

Negli ultimi vent’anni, ad esempio, gli ETF (Exchange Traded Funds che permettono di investire su interi settori e/o aree geografiche) hanno conosciuto una importante crescita. Anche in questo caso, bisogna sapere in che modo inserirli nel proprio portfolio.

Spiega Luca Lixi: «Negli ultimi tempi mi capita sempre più spesso di vedere persone che mi mostrano il loro portafoglio di ETF. Cinque, dieci, a volte venti strumenti diversi. Sembra tutto molto diversificato, molto professionale. Il problema è che quasi sempre non è un portafoglio, ma una lista di ETF messi lì a caso. La differenza è semplice ma fondamentale: un portafoglio ha dei pesi. Ogni strumento occupa una percentuale precisa e ragionata del capitale totale. Senza sapere quanto di ogni ETF hai comprato in rapporto al totale, non puoi sapere nulla di quello che stai davvero facendo con i tuoi soldi. Se hai il 95% del tuo capitale investito in azionario mercati emergenti e l’1% in tutto il resto, non stai diversificando, stai scommettendo su un singolo mercato con qualche ETF in più a fare scena. Se invece hai il 15% in ciascuna asset class, è una scelta diversa, discutibile quanto vuoi, ma almeno è una scelta consapevole su cui si può ragionare. Senza i pesi non puoi calcolare quanto rischio stai assumendo realmente, non puoi avere una stima credibile di quello che potresti guadagnare o perdere nel tempo».

Prosegue Lixi: «Negli ultimi anni questa tendenza si è addirittura amplificata. Basta chiedere a un’intelligenza artificiale di costruire un portafoglio e in pochi secondi compare una lista perfettamente ordinata di ETF, percentuali e asset allocation. Il risultato sembra professionale. Il problema è che una risposta può essere sofisticata senza essere utile. Perché nessuna AI può sapere cosa stai cercando di ottenere con quei soldi. Prima ancora di parlare di ETF, di pesi, di rischio, ci sono domande che quasi nessuno si pone e invece sono le uniche che contano davvero. Per quale obiettivo concreto stai investendo? Una rendita futura, l’università dei figli, l’acquisto di una casa? Quanti soldi puoi dedicare oggi a quell’obiettivo? E quanti ne puoi aggiungere ogni mese? Di quanto avrai bisogno ed entro quale data? E come questo obiettivo si relaziona con il resto del tuo patrimonio e con le altre cose che contemporaneamente stai cercando di costruire?».

«Solo dopo aver risposto a queste domande ha senso costruire un portafoglio. Soltanto dopo ha senso scegliere gli ETF. Costruire un portafoglio senza partire dagli obiettivi è come scegliere il mezzo di trasporto prima di sapere dove devi andare. Automobile, treno o aereo sono domande interessanti. Ma vengono tutte dopo. La prima domanda è una sola: dove stai cercando di arrivare?», conclude Lixi.