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Mille

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Artwork by David Walker, London 2012. Photo by Jun Tuazon.

 

"Le etichette vanno bene per le lattine, non per le persone", diceva Andy Warhol (1928 – 1987).

Con la sua capacità profetica, Warhol aveva intercettato una caratteristica delle persone del futuro: ovvero sfuggire alle definizioni rigide ed essere più persone nella stessa persona (e nello stesso tempo).

Apro così il millesimo post su questo NòvaBlog. Dal 2008 ad oggi, il passaggio ad una società plurale sembra essere l'unico tratto certo di questi anni.

La maggior parte di voi lettori mi conosce attraverso questo Blog, e durante l'autunno di quest'anno, con tutta probabilità, avremo anche l'occasione di vederci dal vivo, al termine di un impegnativo progetto al quale sto lavorando. Roma, Milano, Londra: se i pianeti saranno allineati nel modo giusto, ci vedremo lì, e spero vivamente anche in altri luoghi. Negli ultimi tempi, infatti, sono stato abbastanza latitante agli eventi. Naturalmente, ci sono dei motivi…

Nel frattempo, ripesco dal baule dei ricordi un episodio di dieci anni fa. Era il 2003: non c'era il web che conosciamo oggi, i social networks non erano ancora esperienze di massa, la rivoluzione digitale che sarebbe arrivata negli anni successivi non era facilmente visibile, i grandi cambiamenti del mondo del lavoro sembravano appartenere ad un lontano futuro. Ed invece sappiamo come è andata.

In quel 2003, tra le altre cose, ebbi occasione di frequentare, tramite l'università, un corso di radiofonia nella storica sede Rai di via Asiago, 10 a Roma (ci sono anche dei testimoni, volendo).

Ebbene, durante uno degli incontri arrivò, più o meno a sorpresa, anche Fiorello. Sì, proprio lui: il Rosario Tindaro Fiorello televisivo e radiofonico (perché i nostri occhi sono ancora intrisi di tv generalista). E durante la sua "lezione", disse qualcosa che mi rimase impresso nella memoria: "Anche se dovevo fare uno spettacolo soltanto per sei spettatori, mi impegnavo e sudavo come un matto sul palco".

Riadattata, ovviamente, ai tempi attuali, questa frase richiama un modo di pensare, di fare, di ragionare che può essere di insegnamento ancora oggi. Soprattutto in relazione al tempo che bisogna dedicare agli impegni e ai rapporti fra le persone.

D'altra parte, nell'epoca digitale, è cresciuta anche la curiosità verso chi sta dall'altra parte dello schermo…