L’epoca romantica del presidente-tifoso è ormai tramontata.
Al giorno d’oggi, chi guida un club di calcio ha la priorità di tenere in ordine, o rimettere in sesto, i conti del club-azienda.
Se la squadra di calcio è quotata in Borsa, vi sono poi anche obblighi formali di comunicazione al mercato.
Il tifoso, invece, ragiona sempre come un tifoso: la squadra del cuore è una sola, si tifa per lei per tutta la vita, e ognuno vorrebbe vedere la propria squadra vincere trofei.
Ma un tifoso sarebbe disposto a mettere una certa quantità del proprio denaro per diventare proprietario, in piccola parte, del proprio club?
Una situazione del genere è in corso con l’Inter, squadra campione d’Italia nella stagione 2020/2021 della serie A.
Alla fine di giugno, su impulso dell’economista e noto tifoso interista Carlo Cottarelli, è partita una iniziativa che mira a valutare quanto interesse ci sarebbe sulla costituzione di una forma di azionariato popolare per l’Inter.
Il progetto ha trovato l’adesione di numerosi tifosi VIP della Beneamata, e fino al 15 luglio 2021 è possibile partecipare compilando il questionario online.
All’estero, questa forma di partecipazione dei tifosi è stata già sperimentata, come nei casi del Barcellona e del Bayern Monaco.
Si tratta di una possibilità per certi versi suggestiva, con due pesi da mettere sulla bilancia: quello della salute economica del club e quello della competitività a medio-lungo termine della squadra. E naturalmente bisogna capire bene quali sarebbero la forma giuridica e i rapporti con il fisco.
A Roma e Milano, opera IQUII, società specializzata in economia e tecnologia dello sport, guidata da Fabio Lalli e Mirko Lalli.
Entro la fine di luglio 2021, IQUII produrrà un report che sarà condiviso con tutti i partecipanti alla survey.
L’azionariato popolare è applicabile in Italia? Parola ai tifosi.