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Il denaro come strumento da mettere in movimento, spiegato nel libro “Vivi smart” di Alberto Dalmasso

Un centinaio di pagine che si leggono in un paio d’ore, scritte con uno stile colloquiale e diretto.

Ecco il libro Vivi smart. Perché il denaro può dare vita a una rivoluzione e come fare per metterla in atto di Alberto Dalmasso, il Saggiatore editore 2021.

Piemontese, 37enne, co-fondatore con Dario Brignone nel 2013 dell’azienda fintech italiana Satispay (di cui è Ceo), Dalmasso ha scritto un pamphlet da consigliare non solo alla classe dirigente ma anche a tutti gli italiani.

L’interesse per il mondo del denaro è nato in Dalmasso grazie all’incontro con un bravo professore di Economia durante le scuole superiori.

E da lì è partita la riflessione di Dalmasso sul denaro, che secondo lui ha pieno valore soltanto quando è in movimento.

Con realismo, l’autore sottolinea come la maggior parte del denaro degli italiani rimanga inutilizzato sul conto corrente, con scarsa propensione degli italiani a creare un portafoglio di investimenti per sé e/o per la propria famiglia.

Assieme ai suoi soci, Dalmasso ha creato Satispay per rendere molto semplice il trasferimento di denaro da un soggetto ad un altro, tramite la tecnologia.

Attualmente, Satispay ha oltre 2 milioni di clienti attivi, con presenza in Italia, Germania e Lussemburgo, e punta a diventare la app di mobile payment più diffusa in Europa.

Il percorso di crescita di questa startup è stato caratterizzato da molto lavoro sulla funzionalità tecnica del servizio offerto e sulla creazione di un team altamente motivato a lavorare a questa iniziativa imprenditoriale.

Il tutto condito con una sana ambizione: oltre ad essere uno strumento digitale di pagamento direttamente connesso al conto corrente, Satispay mira anche a ridurre l’evasione fiscale e ad ampliare l’inclusione finanziaria.

Nella parte finale del libro, Dalmasso si sofferma sugli effetti positivi che si avrebbero in Italia se le risorse finanziarie pubbliche fossero usate per defiscalizzare il lavoro e sostenere le piccole aziende ad alto potenziale, mettendole in condizione di crescere, generando così un circolo virtuoso di reddito, occupazione e gettito fiscale, senza produrre ulteriore debito pubblico. Così facendo, sostiene l’autore, si può compensare l’inevitabile perdita di posti di lavoro dovuta all’evoluzione tecnologica e alla competizione internazionale.

L’auspicio di Dalmasso è che anche in Italia si arrivi ad avere molti investitori che in precedenza siano stati anche imprenditori: in questo modo gli investitori che conoscono bene sia il mestiere dell’imprenditore che quello dell’investitore possono valutare meglio i progetti di start up e gli imprenditori delle nuove start up possono contare su valutatori con ottima esperienza e dedicarsi all’esecuzione della propria idea senza dovere spendere troppo tempo e troppe energie nella ricerca di finanziamenti.

Le riflessioni di Dalmasso sono dunque un osservatorio lucido su come potrebbe migliorare l’economia italiana se si innestasse un circolo virtuoso tra persone, denaro e tecnologia.