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Il potere del Talento

Si impara sempre qualcosa, frequentando i seminari del Future Concept Lab (che, da quest'anno, ha attivato il laboratorio di apprendimento online TrendsGymnasium).
Il primo incontro si è tenuto la settimana scorsa a Milano: rapida trasferta nel capoluogo lombardo ed eccomi sul posto, per l'ormai abituale giornata ricca di stimoli sulle tendenze in atto nella società.

Il ciclo dei quattro seminari di quest'anno intende analizzare il cambiamento d'epoca che stiamo attraversando, con particolare attenzione alle possibili strategie da adottare nel design, nel marketing, nella comunicazione e nella distribuzione. A fare da filo conduttore degli incontri, la social innovation ed il design thinking: le due dimensioni in cui, più di altre, le persone diventeranno imprese creative.

L'attuale momento storico impone un ritorno ai fondamentali. E i seminari 2009 sono strutturati in forma di esercitazione collettiva, anche tramite la tecnica delle case-histories. Il caso presentato in occasione della prima giornata è stato quello dell'azienda Deborah, attiva nel settore del make-up femminile.

Per raccontare l'applicazione della social innovation e del design thinking alle estetiche, ai consumi, alla comunicazione e alla distribuzione, si è fatto ricorso al concetto di gioco. Il gioco è un'attività presente nell'anima umana, a livello profondo, e nei giochi di ruolo i poteri hanno una grande importanza. Il Talento è uno dei quattro poteri che fanno da sfondo alle giornate seminariali, in particolare nel primo appuntamento, dedicato all'area delle estetiche e collocato al termine di una edizione del Salone del Mobile che ha ottenuto un buon riscontro, nonostante la crisi.

Crisi paragonabile ad un ciclone di cui ancora non si vede l'occhio. Anche se è evidente la necessità di ripensare il modello di sviluppo sulla base della sostenibilità. Elaborando il trauma della crisi, l'occhio del ciclone può proporre nuovi punti di vista, ed è fondamentale la capacità di immaginare nuovi sguardi. Ognuno di noi ha un talento ma molto spesso non sa di averlo: bisogna saper trovare le forme per esprimerlo.

E la città può fungere da cassa di risonanza della creatività. Attraverso un interessante fenomeno di decentramento delle energie, come sta avvenendo nel panorama della creatività urbana, dove si sta verificando uno spostamento di persone e flussi verso luoghi laterali, come ad esempio la zona di via Tortona a Milano, territorialmente non contigua con gli spazi del Salone del Mobile. D'altra parte, lo spazio pubblico sarà il grande laboratorio di stimolazione permanente per i cittadini. Mentre i centri storici continueranno a rappresentare la fonte inesauribile di conoscenza del passato artistico e culturale, le periferie diventeranno luogo di riflessione sul futuro, urbanisticamente ed architettonicamente.

Altro tema di attualità è quello del gusto. I concetti di origine e tipicità si collegano strettamente a questo tema. In questo momento, i codici di rappresentazione della sfera del gusto enogastronomico lavorano sull'immaginario del piacere e della gratificazione in modo sempre più esplicito e reale, senza le sofisticazioni che allontanano dal mondo materiale. L'estetica che ne deriva è dunque priva di sovrastrutture e quasi ancestrale.

L'accezione classica di tempo libero sta declinando, poiché il tempo libero sta diventando sempre più un tempo di vita intenso. Nel panorama dei prodotti culturali, il teatro, la musica, i videogiochi, fra gli altri, si stanno riplasmando su logiche nuove, privilegiando forme di relazione diretta che enfatizzano gli aspetti primari dell'esperienza. Nelle nuove forme di turismo, l'attraversamento dei luoghi originari (ad esempio la Patagonia, i deserti, la foresta nera, le isole Galapagos) diventa un itinerario da percorrere.

Le nuove frontiere della bellezza indicano una nuova relazione tra corpo e materia, che varia dal ritocco facile al make-up sorprendente, in cui il colore suggerisce forme estetiche di grande impatto. Il mondo del corpo e della bellezza si pone, comunque, al centro dell'esperienza personale e quotidiana, rilanciando i valori che paradossalmente la crisi ha contribuito a rafforzare: carattere, punto di vista, testimonianza in prima persona.

Nel mondo della casa e del design, si punta ad un incontro felice tra emozione e ragione, esplorando tutti i possibili snodi della semplicità e della leggerezza. La crisi globale richiede anche una capacità di alleggerire il peso dell'esperienza, almeno in casa e nell'uso di oggetti quotidiani. Questo scenario prevede, dunque, la conciliazione di esigenze consolatorie che i traumi economici, piccoli o grandi che siano, producono, con una capacità culturale ed estetica che si sintonizzi con i codici della semplicità e della serenità. I settori della cucina e dell'illuminazione si mostrano, in questo momento, in grado di modulare la funzionalità con l'emozione.

I servizi finanziari devono ricostruire, passo dopo passo, la relazione con il cliente. A partire da una dimensione più concreta, tangibile e a misura d'uomo; fondata sulla competenza al posto della freddezza e della asetticità della finanza classica. L'estetica del "su misura" può funzionare nell'ottica della rassicurazione, durante e dopo un dissesto economico-finanziario come quello generato dall'attuale crisi. L'incontro che può realizzarsi si verifica, quindi, tra l'esperienza singola, incentrata sul rapporto personale, e la difesa dei grandi valori: fiducia, benessere, valore economico. Con una relativa sorpresa, può affermarsi, in questo modo, il modello italiano incardinato sulla diffusione capillare delle banche e dei loro sportelli sul territorio.

Le tendenze legate alle nuove tecnologie presentano una progressiva "sparizione" del design dell'oggetto tecnologico, in favore del design dei contenuti. Contenuti che custidiscono l'universo di funzioni, tra cui la memoria digitale e i servizi di comunicazione, di cui è sempre più difficile fare a meno. Sta emergendo una estetica della 'tabula rasa' che lascia spazio al gesto del fruitore diventando la costruzione di un sentire, filtrato dal tocco e dal talento sensoriale dell'utilizzatore che sceglie i contenuti ed interagisce con essi, trasformandosi in editore ed autore dei contenuti della propria tecnologia. La direzione verso cui si sta andando è quella visiva ed esperienziale, che privilegia la dimensione dello schermo.

Due temi emergenti in questi anni, la sostenibilità e l'ecologia, stanno inducendo mutamenti anche nelle automobili, nei trasporti e nelle tecnologie per la mobilità. Il design della mobilità sta virando verso un nuovo tecnomorfismo dolce, fatto di forme robotiche debitrici delle visioni dell'immaginario fantascientifico. Il robot non è che l'umanizzazione della tecnologia ed è interessante l'approccio animista, di matrice giapponese, nel progettare i veic
oli come presenze attive e vive. La progettazione della mobilità diventa una delle sfide più interessanti tra meccanica robotica ed ispirazione naturalistica. Senza dimenticare il rilancio dell'uso della bicicletta come veicolo per una nuova e più sana mobilità urbana.

Il ritorno alla sostanza viene celebrato anche nella moda e nelle espressioni del gusto, dove si assiste ad un ritorno alla sostanza intesa come consistenza di progetto ed eccellenza di prodotto. Attualmente, la riflessione verte sul tema della qualità reale. Il mondo della moda, con qualche fatica, sta ristabilendo nuove regole su parametri di autenticità, competenza, virtuosismo e capacità di realizzazione. Nel mondo dello stile, si vuole tornare a toccare con mano la bellezza. Probabilmente la sfida più difficile sarà costituita dal superare le logiche dell'immagine e dello spettacolo che hanno sancito il duraturo successo del mondo dello stile (nelle sfere della moda, degli accessori e del tessile) per ritornare alle radici sartoriali e di gusto per il dettaglio.

Il rapporto tra corpo e benessere è una grande area trasversale alle generazioni. E il corpo come piattaforma di sperimentazione è il luogo di incontro dei concetti di performance e lentezza, che in questi anni stanno sviluppando il concetto di performance lenta che si arricchisce con il tempo. Lo scenario del corpo diventa, perciò, il primo nel quale la lentezza, la profondità, la competenza sono diventati i nuovi riferimenti etici ed estetici. Questa trasformazione avviene, dunque, in un territorio che orienta molti altri settori, identificando nella performance lenta e progressiva elementi caratteristici del futuro.

Nel pomeriggio, è stata presentata la case-history dell'azienda Deborah, illustrata dal direttore marketing Cecilia Schena: "Deborah ha 100 anni di industria manifatturiera alle spalle ed è leader nazionale nel suo settore. Tra le sfide degli anni Duemila, ci sono state quelle della creazione di valore in un mercato domestico saturo e della crescita all'estero per una marca italiana. La strategia progettuale ha poggiato sulla storia aziendale come patrimonio della propria identità, sullo straordinario quotidiano come valore, sull'attenzione al prodotto. Anche il make-up si sta muovendo verso la tridimensionalità. La ripartenza avviene dal prodotto: negli anni Novanta, siamo ripartiti dalla molteplicità ma il rischio era finire nell'entropia. Negli anni Duemila, c'è stato l'arricchimento della marca in un mercato con criticità: il make-up è divenuto una commodity e c'è una contrazione dei volumi ancora in corso. La riflessione strategica ed identitaria che abbiamo realizzato con il Future Concept Lab è incentrata sulla visione della donna multipla, sull'espressione vitale e positiva come mission e sullo straordinario quotodiano come product concept. La nostra differenza come marca è nel design".

Successivamente, ha preso la parola Mario Trimarchi, designer Studio Fragile: "E' stato un azzardo rivolgersi a me, poiché non avevo mai disegnato nulla per il mondo del trucco. Un primo punto di partenza è stato pensare allo straordinario quotidiano che si realizza quando le mani di una donna maneggiano qualcosa. Poi ho lavorato sul concetto di vuoto e di silenzio: anche i dettagli sono importanti. L'immaginario si sposta insieme al prodotto".

Gianluca Bonetti, amministratore delegato Deborah, ha esposto il suo pensiero: "Il marchio Deborah ha democratizzato il trucco per le donne. Siamo un family business. La qualità della vita è importante per tutti noi. Il prodotto perfetto è l'utopia verso la quale tendiamo per cercare di costruire un mondo migliore. Le qualità che dovrebbe avere un prodotto perfetto sono: essere performante; sensuale; sicuro e sano, i prodotti cosmetici sono sicuri ma non completamente sani; bello; colto; etico; ecosostenibile".

Francesco Morace, presidente del Future Concept Lab ha chiuso il lavori ricordando che "dobbiamo completare il lavoro dei nostri padri, adottando parametri nuovi".