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L’etnografia digitale, spiegata da Alice Avallone nel suo libro “People watching in Rete”

Quando sono sul web, come si comportano le persone?

Domanda di enorme complessità, perché ognuno ha un proprio modo di essere e di comunicare in Rete.

Nel mare magnum del mondo digitale, come fare per osservare e descrivere i comportamenti delle persone?

Alcune risposte arrivano dal libro People Watching in Rete. Ricercare, osservare, descrivere con l’etnografia digitale di Alice Avallone, pubblicato da Franco Cesati editore nell’ottobre 2018.

Avallone, classe 1984, frequenta la Rete fin dai primi anni Duemila, è una assidua viaggiatrice (ha trascorso periodi di vita negli Stati Uniti e in Australia), da quindici anni lavora su progetti in Rete (tra lavori di comunicazione digitale per clienti aziendali e portali web di sua creazione) e offline (libri di strategia digitale, guide di viaggio).

Attualmente, coordina il College Digital Storytelling della Scuola Holden a Torino, e sta riportando online il portale di viaggi e culture Nuok.it, da lei ideato e diretto dal 2009 al 2017.

Il suo libro più recente è dedicato all’etnografia digitale, e parte da tre considerazioni: 1) i territori online sono di vario tipo e sono popolati da persone in carne e ossa di vario tipo; 2) la maggior parte degli abitanti di questi territori vive in case in affitto (ovvero, i social media) e si ritrova in piazze pubbliche per discutere su interessi condivisi (gruppi e communities); 3) si possono descrivere comportamenti, connessioni, tendenze e linguaggi usando l’etnografia digitale.

Avallone precisa come l’etnografia digitale sia soprattutto un lavoro artigianale, nel quale si opera più sulla qualità che sulla quantità, e cita Richard Rogers, docente di New Media ed Epistemologia del Web all’Università di Amsterdam, il quale sottolinea l’importanza degli small data (dati indiziari, anziché massivi come nel casi dei big data) che si possono intercettare attraverso le ricerche svolte dalle persone in Rete.

Un altro aspetto messo in luce è l’integrazione fra etnografia digitale e ricerche di marketing: l’una non esclude l’altra, anzi la loro integrazione può rivelarsi molto funzionale per le aziende: il marketing ragiona su macro-categorie di persone, mentre l’etnografia digitale adotta categorie trasversali di analisi, intercettando usi e costumi delle persone esaminate (e non i macro-segmenti ai quali appartengono).

Potrebbe sembrare un discorso molto teorico, ed opportunamente nel libro si trovano anche alcune simulazioni di casi aziendali, come quello relativo ad una startup/sartoria artigianale che realizza camicie su misura.

Fare etnografia digitale significa scrivere di un insieme di persone in Rete, descrivere il loro punto di vista sul mondo, partendo dall’interpretazione di linguaggi, comportamenti, relazioni.

Queste 120 pagine scorrono, dunque, come un “viaggio” nell’umanità digitale.