C’è stato un tempo, nel Novecento, in cui le persone molto istruite riuscivano a dare una visione del mondo, ed erano voci autorevoli e ascoltate.
Quella generazione è ormai sempre più ridotta per motivi naturali; si pensi anche alla recente dipartita, a 104 anni, del filosofo e sociologo francese Edgar Morin.
Quest’anno, ricorrono i 10 anni dalla scomparsa di Umberto Eco, che per molti anni è stato considerato come il “padre” degli intellettuali italiani.
Nato nel 1932 ad Alessandria, per decenni professore all’Università di Bologna, scomparso nel 2016 a Milano, Eco è stato filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, accademico e romanziere.
Ovviamente, non è possibile sintetizzare in un post la vastità e la complessità del suo pensiero.
Ma le iniziative per ricordarlo sono più di una.
Naturalmente, non possono mancare i libri, come L’Umana sete di prefazioni. Testi liminari 1956-2015 di Umberto Eco, e Umberto di Roberto Cotroneo, entrambi recentemente pubblicati dalla casa editrice La nave di Teseo, che Eco aveva contribuito a fondare.
C’è poi la mostra Milo Manara. Il nome della rosa di Umberto Eco alla Reggia di Venaria Reale (Torino), dal 3 giugno al 13 settembre 2026, ispirata dall’adattamento a fumetti del celebre romanzo Il nome della rosa di Eco, pubblicato nel 1980.
Il 18 marzo 2026, a Roma all’Università La Sapienza, si è svolto il seminario Ricordando Umberto Eco.
Sempre a Roma, il 23 giugno 2026 si è svolta la presentazione del progetto Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione della Società Dante Alighieri e della Fondazione Umberto Eco, con il sostegno del Consorzio Parmigiano Reggiano e di Planeta Vini. Realizzato a Palazzo Firenze, sede centrale della Società Dante Alighieri in Piazza di Firenze 27 (centro storico di Roma), il progetto è partito il 23 giugno con un convegno che ha analizzato il pensiero di Eco attraverso i temi della storia delle idee, della semiotica, della memoria e dell’interpretazione, delle fake news e della comunicazione, del Medioevo e dell’innovazione tecnologica. Ancora a Palazzo Firenze, è visitabile dal 24 giugno al 26 luglio 2026 (lunedì–venerdì 10.00–18.00, sabato e domenica 17.00–21.30) la mostra dedicata a Eco, con le tavole originali di Milo Manara, concesse dall’autore, ed elementi della scenografia firmata da Dante Ferretti per il film Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud, prestati dallo scultore Fabio Crisarà, insieme a testimonianze del Gruppo 63 e delle collaborazioni di Eco con Carmi, Baj e Pericoli. All’interno della mostra, trovano posto anche il plastico della biblioteca-labirinto del Museo Tattile Omero di Ancona, e una sezione multimediale con video e audio provenienti dall’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, da Rai Teche e dalla Radiotelevisione svizzera. Info: arte@dante.global. Inoltre, il 9 luglio 2026 alle 18.30, sempre a Palazzo Firenze verrà proiettato il documentario Umberto Eco – La biblioteca del mondo di Davide Ferrario (2022, Fandango), che indaga la complessità del pensiero di Eco a partire dalla sua imponente biblioteca. Ingresso libero, è gradita la registrazione a cultura@dante.global. E in tema di libri, Francesca Tancini ha presentato, in occasione del convegno del 23 giugno, il progetto di riallestimento della Biblioteca Moderna Umberto Eco, che troverà sede presso l’Università di Bologna.
Tra le amicizie di Eco, anche quella con Alberto Abruzzese, classe 1942, tra i fondatori degli studi di comunicazione in Italia. Nel video di seguito (8’ 51’’), risalente al 1981, Eco e Abruzzese e altre personalità dialogano sui temi dell’allora cultura di massa e industria culturale.